Così Artenova ha dominato la moderna produzione di anfore in terracotta: reportage di Paul White su “The World of Fine Wine”

24/08/2022     / / / / / / / / / / / / / / / / /

Nel primo articolo dei due reportage sulla testata londinese The World of Fine Wine dell'edizione 2022 de La Terracotta e il Vino, la biennale dedicata a Firenze al vino in anfora dal mondo, il giornalista americano e grande esperto di vino Paul White racconta la storia del movimento Italiano dell’Anfora e celebra il ruolo cruciale svolto dall'azienda di famiglia Artenova nello sviluppo del movimento globale di vinificazione in anfora.

Qui la versione originale pubblicata su worldoffinewine.com dal titolo "La Terracotta e il vino: Artenova and the art of the amphora": https://worldoffinewine.com/2022/07/05/la-terracotta-e-il-vino-art-amphora/

Segue la traduzione in italiano a cura di Roxana Edwards

 

Qui in PDF la traduzione dell’Articolo 1 di Paul White 2022

La Terracotta e il Vino: Artenova e l’arte dell’anfora

di Paul White | 5 luglio 2022

Vino in Anfora. Esempi dell’arte della terracotta di Artenova. Fotografia di Paul White

Nel primo dei due reportage dell’edizione 2022 de La Terracotta e il Vino/Terracotta & Wine, il festival biennale Toscano sul vino in anfora di terracotta, Paul White celebra il ruolo cruciale svolto da Artenova, azienda a conduzione familiare, nello sviluppo a livello internazionale della tecnica di vinificazione in anfora.

 

All’inizio degli anni 2000, Artenova, come altre piccole aziende di cotto rimaste a Impruneta, in Toscana, era stata costretta da una crescente crisi di mercato a produrre piccoli oggetti da arredo in stile barocco, molto spesso vicino al kitsch. Gnomi e animali  da giardino, busti di Leonardo da Vinci, statuette scadenti di donne nude con espressioni dagli occhi sognanti e mani ambiguamente posizionate.
Solo a malapena guadagnandosi da vivere, era chiaro che non c’era futuro in tutto questo. Poco conosciuta, ma assolutamente centrale per la crescita del movimento del vino in anfora a livello globale, questa piccola azienda di ceramiche a conduzione familiare ha rilanciato da sola la produzione di antichi recipienti, anfore e dolia romani, per la fermentazione del vino nei tempi moderni. Con sede a Impruneta, il paese storicamente più importante per la produzione di manufatti in terracotta, situata in una zona collinare a 10 miglia (16 km) a sud di Firenze, la piccola ditta di Leonardo e Andrea Parisi da allora ha dominato la moderna produzione di anfore in terracotta con centinaia di clienti sparsi nelle regioni vinicole dei quattro continenti.
Cosa altrettanto significativa, Artenova è stata determinante nella creazione di un importante evento vinicolo biennale La Terracotta e il Vino/Terracotta & Wine. Questo manifestazione ha promosso l’esplorazione della vinificazione in giare di terracotta, sia in epoca antica che moderna, ed ha permesso  ai produttori di tutto il mondo di mostrare i loro nuovi vini. Entrambi hanno volato sotto il radar, invisibili a quasi tutti, per molto tempo.
Gli albori del moderno movimento dell’anfora italiana
Il problema principale durante la nascita del movimento dell’anfora italiana era la completa mancanza di giare per fermentazione in argilla, stile epoca romana, su larga scala in cui fare il vino. I primi seguaci che, nei primi anni 2000, ruotavano intorno a Gravner nel nord Italia non erano a conoscenza del fatto che la tradizione del dolium romano fosse sopravvissuta ininterrottamente attraverso i vasi Talha Portoghesi. Hanno invece guardato ai Qvevri interrati della Georgia e ai loro vini ambrati come guida. Era inevitabile che altri avrebbero seguito i più puri modelli di dolia romani e le loro produzioni di vino si evolvessero in modi notevolmente diversi. E tutto ciò, a sua volta, riconduceva all’Impruneta e alla sua unica argilla di galestro.
Da tempo immemorabile Impruneta è stata a Firenze ciò che il marmo di Carrara fu per il Rinascimento. Rinomata per il suo alto contenuto di ferro, la sua robustezza e la sua resistenza al gelo, dopo la cottura la terracotta di Impruneta porta il suo caratteristico suono metallico. Della Robbia lo utilizzò nelle sue ceramiche finemente scolpite; le tegole, cotte nelle fornaci dell’Impruneta, proteggono ancora il Duomo del Brunelleschi dopo 700 anni di logorio atmosferico. Ed è qui che entra in scena Artenova.
Improvvisamente nel 2008 le fortune di Artenova prendono una svolta radicale. Spiega Leonardo Parisi: “Allora abbiamo fatto i primi dolium. Commissionati per un restauratore di ville di Roma, non erano ad uso enologico, ma solo ornamentali. Successivamente abbiamo deciso di tornare a produrli per uso enologico”.
Roxana Edwards di Terracotta & Wine spiega: “Leonardo non aveva alcuna esperienza professionale nella produzione di anfore da vino ma è stato incoraggiato dal suo amico Sergio Bettini a provare”. La prima incursione sperimentale di Leonardo nei vini in anfora ha comportato una collaborazione con Sergio Bettini che ha messo a disposizione il proprio vigneto e l’enologo Francesco Bartoletti. Si è sparsa la voce e un paio di produttori considerevolmente più grandi, Tenuta Belvedere e Castello dei Rampolla, hanno ordinato giare di vino.
Da lì l’attività è decollata. Orientata esclusivamente su giare da vino in terracotta, con il fratello Andrea impegnato a tempo pieno nella produzione manuale, l’azienda si è espansa in uno stabilimento più grande con un enorme forno elettrico, garantendo temperature di cottura precise e costanti.
Il modello Dolium
Accogliendo il feedback dei produttori di vino preoccupati di un’ossidazione incontrollata, Artenova, nel 2014, ha creato un moderno design “ibrido”, in stile dolium, applicando un collare in acciaio inossidabile e un coperchio sigillato con guarnizione. Questo garantiva la tenuta all’aria e la micro-ossigenazione, controllata solo attraverso le pareti del vaso. Altri viticoltori hanno preferito un design più “puro”, senza acciaio, con chiusino in terracotta. Entrambi i modelli sono ora le tipiche giare che portano la “firma” di Artenova.
Il primo dolium di Artenova è stato commissionato da Christophe Caillaud per il Museo Gallo-Romano di Vienne, in Francia. Era una copia per sostituire l’antico originale da 1.000 litri (220 galloni) della collezione, che doveva essere trasferito all’interno del museo. Presentato in anteprima a Terracotta & Wine 2014, è stato un successo immediato, che ha portato a molti ordini da parte di produttori di vino italiani e stranieri. Al dolium sono seguite altre forme storiche e altre di nuova concezione come un uovo di terracotta, in varie dimensioni, molto richiesto dai produttori biodinamici.
Nel tempo l’azienda ha sperimentato un’ampia varietà di dimensioni e forme, spesso spingendo l’utilitarismo nei regni dell’arte pura. Più recentemente Artenova ha partecipato a un progetto promosso dal Museo d’Arte Contemporanea Luigi Pecci (a Prato, Toscana) che ha portato ad alcuni stupefacenti accostamenti di vetro e terracotta. Attualmente Artenova produce circa 300 vasi all’anno, fornendo oltre 140 produttori in quasi tutte le regioni della Francia e dell’Italia. Oltre a ciò, le loro giare producono vino in altri 20 paesi dei quattro continenti, dalla Tunisia alla Nuova Zelanda, al Sud Africa e al Giappone.
Dal 2016, l’azienda Trofeo Estate in Australia, da sola, ha acquistato più di 140 giare. Brewdog sta producendo birra in Scozia in giare di cotto e un paio di anni fa Artenova ha fornito giare alla Birreria del Borgo per riprodurre l’antica birra etrusca . Dopo 3.400 giare, Artenova ha dimostrato che l’argilla di Impruneta è qui per restare.
Manifestazione “Terracotta & Vino”
Attraverso il proprio percorso, negli ultimi otto anni, La Terracotta e il Vino ha costituito un punto di incontro centrale per il movimento globale dell’anfora che ha potuto riunirsi ogni due anni, per saperne di più su se stesso e per condividere i suoi vini con i consumatori. Lanciato nel 2014 con 30 cantine che esponevano la loro produzione, sono seguiti eventi più grandi nel 2016 e nel 2018, poi, dopo essere stato soffocato dal Covid nel 2020, è tornato anche quest’anno a giugno, incontrandosi per la prima volta nel magnifico monastero della Certosa di  Firenze. Artenova ha svolto un ruolo importante nelle fasi iniziali del suo sviluppo e ha fornito un sostegno finanziario continuo. Man mano che il successo della ditta cresceva sia a livello nazionale che internazionale, Sergio Bettini (anche organizzatore professionista di eventi artistici ) ha incoraggiato la famiglia a far crescere il movimento oltre la Toscana attraverso momenti di incontro, in cui le informazioni e la ricerca potevano essere condivise e i produttori di vino potevano scambiarsi esperienze e mostrare i loro vini al pubblico.
È stata costituita un’Associazione Culturale riconosciuta giuridicamente (Associazione Culturale La Terracotta e il Vino) che ha coinvolto altri e collaboratori. La Terracotta e il Vino è diventata rapidamente un punto di riferimento per i viticoltori di tutto il mondo. Già il primo evento ha attirato aziende vinicole da luoghi lontani come Australia, Armenia, Georgia e altre parti d’Europa, con i produttori di vino in Talha portoghesi che si sono presentati in numero significativo per la seconda edizione.
Improvvisamente georgiani e portoghesi hanno capito che non erano soli nelle loro antiche tradizioni vinicole in terracotta e che i nuovi colleghi italiani, stavano aprendo nuove possibilità per il vino fatto in terracotta. Allo stesso modo, i più giovani produttori e addetti ai lavori, hanno avuto conferma che le tecniche che erano state elaborate migliaia di anni fa sono valide ancora oggi.
Tutto il potenziale dell’anfora
Non si può minimizzare quanto questo sia stato importante per il movimento nella comprensione di se stesso e del suo pieno potenziale. Laddove in precedenza l’anfora era stata una sottoclasse del movimento del vino naturale, improvvisamente è stata liberata da questi confini come una tecnologia distintiva a sé stante con un potenziale ancora maggiore.
L’evento ha anche fornito una piattaforma accademica all’avanguardia per presentare le ultime ricerche storiche e scientifiche, spesso supportate da degustazioni guidate e comparative di vini in anfora.  Gli argomenti dei vari convegni hanno incluso studi sulle culture antiche dei vasi di terracotta in Georgia, Armenia, antica Roma e Portogallo; studi di chimica incentrati su velocità di trasferimento dell’ossigeno, metalli pesanti, alcol, acidità, ecc; e confronti dell’influenza della terracotta su Sangiovese, Barbera, Cabernet Franc e altri vitigni rispetto a contenitori in acciaio inossidabile, rovere e cemento. Molti di questi sono accessibili sul sito de La Terracotta e il Vino.
Nella parte 2 della mia copertura dell’evento di quest’anno, che sarà pubblicata su worldoffinewine.com la prossima settimana, esaminerò alcune di queste ricerche più da vicino, discutendo in modo più approfondito riguardo ai produttori espositori e i loro vini.
Qui in PDF la traduzione dell’Articolo 1 di Paul White 2022

 

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