Argilla d’Impruneta. L’indagine di Artenova con il Dipartimento di Chimica dell’Università di Firenze

04/11/2021     / / / / / / / / /

 

Mentre il vino della vendemmia 2021 sta fermentando cullato nelle anfore di terracotta di Artenova vogliamo ricordare le caratteristiche peculiari della tecnica di affinamento in anfora. La terracotta permette uno speciale isolamento termico e la sua porosità un’ ottima respirazione consentendo una maturazione ideale. Precisi studi sono stati fatti proprio sull’argilla di Impruneta usata da Artenova, azienda apripista e leader nel settore della produzione di giare da vino.

Un’accurata indagine voluta dall’azienda imprunetina di Andrea e Leonardo Parisi nel 2016 in collaborazione con il Dipartimento di Chimica dell’Università di Firenze, ha portato risultati sulle caratteristiche di qualità del vino fatto in anfora ed aggiunto nuove conoscenze sui parametri chimico-fisici che la fermentazione e l’affinamento in giare di terracotta può conferire al prodotto. Si è voluto studiare nello specifico proprio la composizione chimica dell’argilla stessa utilizzata per la produzione delle giare e la variazione della porosità delle stesse prima e dopo la vinificazione.

La rivista Mille Vigne, periodico dei viticoltori italiani, ha scritto nel 2017 una sintesi dell’indagine eseguita con il Dipartimento di Chimica dell’Università di Firenze ( a seguire l’articolo in formato Word e PDF).

Influenza della fermentazione e dell’affinamento in giara sulle caratteristiche del vino (Rorento Sorrentino) (2)

PDF: Articolo Vino e terracotta (Roberto Sorrentino)

Riportiamo un estratto sulle caratteristiche che offre un esempio significativo della complicità tra la terracotta d’Impruneta e il vino:

1. La terracotta fornisce un ottimo isolamento termico, dovuto sia al materiale sia perché in genere viene interrata. In questo senso funziona meglio dell’acciaio e quasi come il cemento.

2. Se non è rivestita all’interno da cera d’api consente al vino un’ossigenazione inferiore a quella di una barrique, ma paragonabile ad una botte di legno di medie dimensioni con il vantaggio di non aggiungere niente al vino, né tannini né aromi.

3. Rispetto al cemento quindi crea isolamento con l’aggiunta di una salutare ossigenazione, che aiuta a ravvivare i profumi e animare il frutto che il cemento tende a spegnere e soffocare, almeno nei primi tempi.

4. In definitiva ha tutti i vantaggi del legno di medie dimensioni senza gli svantaggi, e anche i pregi dell’acciaio come isolante senza turbare il vino con problemi elettrostatici dell’inox.

5. Per questo è un contenitore molto adatto a far emergere il varietale e in genere il frutto, e dare respiro e ossigenazioni a varietà molto aromatiche e ricche che nel cemento potrebbe chiudersi e ridursi, aiutando non poco nei casi di varietà con frutto esuberante e ricco tannino come aglianico, montepulciano, piedirosso e syrah, spesso gonfiati e resi troppo carichi dal legno e appiattiti dal cemento.

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