Tra le sacre talhas nei villaggi di Alentejo (Portogallo): con The World of Fine Wine alla scoperta di una rinascita chiamata vino in terracotta

27/06/2016     / / / / / / / / / / / / / / / /

Talha

Paul White corrispondente di The World of Fine Wine ci racconta le antiche tecniche di vinificazione Talha dai villaggi assolati del sud del Portogallo. Il reportage testimonia la scomparsa di una tradizione sacra nel Portogallo, in particolare nella regione dell’Alentejo, dovuta alle tecnologie moderne e racconta della sua rinascita ora grazie a un rinnovato interesse per il vino “naturale”.

Un bellissimo racconto-viaggio tra villaggi, tascas (caffetterie), “razza morente” le definisce White, vigneti di Alentejo, antiche tradizioni, talhas di terracotta e vini bevuti freschi perché dice l’autore dell’articolo “l’imbottigliamento è un ripensamento moderno”. Buona lettura!

L’articolo in lingua Originale WFW49 White Talha-2

La traduzione in italiano  (file Word) è a cura di Roxana Edwards  Traduzione Articolo World of Fine Wine (Talha)

LE TRADIZIONI DEL VINO TALHA di ALENTEJO

I villaggi assolati del sud del Portogallo custodiscono le antiche tecniche di vinificazione Talha, una tradizione sacra, in passato in rapido declino a causa delle tecnologie moderne. Paul White documenta l’inizio della sua rinascita.

Lasciandomi dietro il sole soffocante sud portoghese che si abbatteva sul piccolo villaggio addormentato di Arcos nella regione di Alenteio, sono entrato in una porta anonima attraverso una tenda di perline anti-mosca. Dentro c’era una scena da Pompei, nei giorni prima della sua fine fatale. La stanza stretta e fresca aveva appena lo spazio per un paio di tavoli minuscoli. Due uomini anziani, chini su uno dei tavolini, parlando intensamente, si alzano la testa momentaneamente per permettere al proprietario di servirgli un piatto di “petiscos” (tapas portoghesi). Sulla parete opposta, a distanza ravvicinata, c’era un paio vasi in terracotta di altezza spalla a forma di uovo. (Talhas in portoghese).

Mi sono seduto. Il proprietario sessantacinquenne Antonio Gato, prende un piccolo bicchiere da acqua dallo scaffale, si china quasi per terra e apre un piccolo tappo di sughero – la tappatura del Talha. Riempie il bicchiere fino all’orlo con questo liquido dorato. Era un vino come non avevo mai assaggiato prima: inesorabilmente minerale, con un tocco mielato e un lieve sentore di semi di anice. Il suo corpo pieno fatto di tannini fini ma decisi e solo un minimo sussurro di acidità. Era un vino bianco fingendo di essere rosso- i migliori 25 centesimi che io abbia mai speso. Questo è stato come bere la storia a buon mercato.

Anche se la piccola caffetteria (tasca) di quartiere di Senhor Gato è stata ufficialmente concessa in licenza solo nel 1930, le sue vivande tradizionali e pratiche enologiche rimangono relativamente immutati nel tempo, affondando le radici in profondità nel nostro passato dimenticato – un’antica risposta vinosa a una moderna birra da pub. Un cambiamento significativo è stato la sostituzione dei vecchi vigneti di varietà d’uva miste con vigneti con un solo tipo di uva come Roupeiro o Rabo de Ovelha uve bianche, e Alicante Bouschet e Aragonez (Tempranillo) per fare il vino rosso. Uno sviluppo ancora più inquietante è stato la spirale in discesa costante nella produzione nel corso degli anni e la probabilità che Gato potrebbe essere l’ultimo a portare avanti la tradizione dei suoi antenati.

Viaggiatori provenienti dal nord usavano fermarsi e riempire le loro brocche da 20 litri ritornando a casa dall’Algarve. Ora acquistano I bag-in-box dai loro supermercati locali. Il gusto moderno per il vino più fresco e fruttato o prodotto in grandi botti di quercia non ha aiutato la situazione. I Talhas nella sua cantina accanto sono ora vuoti, con vasi di lavoro della “Tasca” che fanno quel tanto che basta per il consumo dei suoi clienti fino alla prossima annata. I “Tascas” sono una razza morente.

Nonostante questo, ogni anno a settembre la caffetteria di Antonio chiude e i Talhas sono pulite e riemerse con una miscela fresca di pês (pronunciato pesc) per evitare perdite (vedi anche sotto). Presto arriva la nuova mandata di uva proveniente dai vigneti circostanti per essere schiacciato, riempiendo il Talha sia con il mosto che le bucce. La fermentazione gorgoglia naturalmente per un paio di settimane e una volta terminato, viene aggiunto uno strato micro-sottile di olio d’oliva per sigillarlo dall’ossigeno. Non c’è bisogno di biossido di zolfo o filtrazione, questo è la risposta della vinificazione all’”accendere e dimenticare” della pentola a cottura lenta.

Gato, e gli altri abitanti del villaggio fanno solo vino per uso familiare, lasciano il vino a maturare fino al giorno di San Martino, 11 novembre Poi il prete locale conduce una processione attraverso il paese che termina con una benedizione del vino nuovo.

Poco dopo i Talhas vengono aperti per il primo assaggio della vendemmia e i festeggiamenti che susseguono vanno avanti fino all’alba.

Antiche tradizioni

Il mio primo incontro con il vino fatto in “anfora” è accaduto anni fa in Campania (notare l’uso non corretto del termine anfora, che in realtà è un lungo vaso sottile d’argilla con i manici, utilizzato solo per il trasporto non la fermentazione). In Campania, Luigi Tecce si stava chiedendo come fare l’Aglianico in terracotta seguendo ricette  dall’ antica Grecia e Romane. Il suo Aglianico sperimentale era altrettanto buono come quello che avevo assaggiato da produzioni convenzionali di Vulture o Taurasi – in realtà forse ancora più interessante.

Come molti tentativi moderni di vinificazione in terracotta che ho osservato in prima persona (in Istria, Croazia, Slovenia, Friuli, Sud Africa …), il suo lavoro faceva affidamento su istruzioni vaghe da testi antichi, congetture, e tutta una serie di tentativi ed errori. Il vino di Antonio Gato invece, era come un fossile vivente, con chiari collegamenti ininterrotti che vanno indietro fino ai primi giorni della vinificazione.

Anche i Georgiani hanno una storia ininterrotta di migliaia di anni di vinificazione in argilla in un recipiente chiamato qvevri ma le tradizioni qvevri del nord del Caucaso differiscono fondamentalmente dalle tradizioni Talha del sud del Mediterraneo. Mentre la loro tecnologia di terracotta e pratiche di vinificazione condivide molte somiglianze, ci sono pure delle differenze significative con conseguente diversi stili di vino. I qvevri sono seppellite sotto terra, sigillati con argilla umida e, infine svuotati con un secchiello dall’alto.I Talhas stanno in piedi da se esposti all’atmosfera, sigillato in modo diverso, e drenato a forza di gravità da rubinetti alla base.

Purtroppo, mentre le tradizioni Georgiane dei qvevri rimangono molto vivi e predominanti all’interno della cultura Georgiana, le antiche tradizioni Talha del Portogallo pur essendo ininterrotti dai tempi antichi sono notevolmente meno sicure. Quando ho iniziato a cercare i vini Talha nel 2012, c’erano solo stati solo una manciata di “tascas” attive e produttori a livello familiare, un’altra manciata di giovani viticoltori focalizzati sul relativamente nuovo vino Talha DOC dell’Alentejo, poi un solitario tentativo “donchisciottesco” di far risorgere una produzione su scala industriale, tutti disperatamente cercando di mantenere vive le tradizioni Talha. E ‘stata una situazione precaria, con il Talha aggrappato a malapena con le sue unghie proverbiali.

Ground Zero

A circa un’ora di macchina a sud di Arcos si trovano le rovine del più grande complesso agricolo di epoca romana di Iberia “Villa Romana de S. Cucufate”. Cerchi di pietre neolitiche e singole pietre giganti come Dolmen (antar in portoghese) punteggiano il paesaggio, con molti altri rotolati via e accatastati secoli fa per far posto all’aratura. A pochi giorni di cammino a sud, dove l’Iberia si restringe in vista del Nord Africa, le prime ondate di cacciatori e raccoglitori, una volta hanno remato attraverso il Mediterraneo sulla loro migrazione verso nord. Più tardi, la zona era abitata dalla cultura Tartessian, conosciuta per il suo vino. Gioielli dell’epoca del ferro, decorati con grappoli d’uva, sono stati trovati nella stessa zona. Il posto è antichissimo.

S. Cucufate scavalca un luogo antico che è stato alla produzione vinicola da un lungo, lungo tempo. I Fenici e I Greci erano lì, e alla fine i Romani tra il primo e quarto secolo, hanno fatto grandi quantità di vino in Talhas della capienza di 1.000 litri, il Gallo Nero di quell’epoca? Con il Medioevo, monaci cristiani hanno assunto la direzione di produzione e rinominato il luogo per il loro santo preferito: Cucufate. A breve distanza a piedi da S Cucufate, la gente di Vila de Frades, Videgueira, e di altri villaggi vicini si aggrappano saldamente alle loro tradizioni di Talha e Tasca.

Un punto di riferimento fondamentale per Talhas a Vila da Frades, se non adirittura di tutta la regione, è il professor Arlindo Ruivo. E ‘una fonte di conoscenza pratica e storia orale riguardante la produzione di Talha locale che risale agli inizi del 20 ° secolo. Gran parte di questa conoscenza è stata raccolta di prima mano, facendo il vino Talha per le imprese della sua famiglia. Ora semi-pensionato si mantiene in allenamento curando la produzione di vino per il consumo familiare e aiutando i giovani a rinnovare la tradizione.

Una visita al suo meravigliosamente ingombrato, rugginoso e polverosa cantina. Riempito con gli accessori essenziali per la produzione Talha, è una gioia per gli occhi. Costruito nel 17 ° secolo per essere una cantina di produzione di quantità, ha soffitti a volta che fanno eco a quelle della vicina S.Cucufate. Ingannevolmente più grande di quello che sembrava inizialmente, ho contato circa 40 grandi Talhas nascosti nei suoi freschi angoli bui. Da questo si può calcolare che la produzione di picco è stata di circa 50.000 litri. La maggior parte del vino prodotto sarebbe stata fatta da uve bianche Antão Vaz e venduto in piccole botti a ristoranti e negozi in tutta la regione Bega.

La mia prima domanda riguardava la roba misteriosa nota come pês un’arte perduta a quanto pare, giacché nessuno lo fa ora o ricorda come è stato fatto. Dal mio tempo trascorso in Georgia, sapevo che la loro versione era un semplice strato di cera d’api applicata poco dopo la cottura dei loro qvevri. Poiché entrambi qvevri e Talhas utilizzano terracotta grezza, sembra un rifiuto consapevole del trattamento di vetrificazione a tenuta più ermetica a favore del micro-trasferimento di ossigeno offerto dal pês.

Il pês tradizionale era chiaramente un intruglio complesso. Ruivo ricorda il momento in cui quasi ogni famiglia nel paese ha avuto un Talha con la propria ricetta segreta. E ‘stato possibile degustare un vino e dal carattere del suo pês, riconoscere chi lo aveva fatto. Si ricorda che la base della mistura era rosmarino, timo, resina di pino, e olio d’oliva, il tutto accuratamente bollito fino a un punto in cui non era né troppo liquida né troppo solido. Questo punto preciso assicurava che gli aromi di erbe e resina non andavano nel vino.

Gato ricorda I “pesgadores” specializzati che si trasferivano da un villaggio all’altro invertendo i Talhas sopra un fuoco per fare fondere il vecchio rivestimento pês, poi lavavano i Talhas con finocchio e in fine rifacevano una nuova ricopertura. Complicato, ma molto più facile della pulizia dei qvevri sotterrati.

Una nuova villa Romana

Per trovare l’ultimo residuo della fabbrica di produzione su larga scala di Villa Romana de S Cucufate richiede un’altra mezz’ora di macchina da José de Sousa di Reguengos. Molti dei suoi vini rossi, che risalgono al 1940, sono leggendari. Infatti, è ancora possibile trovare ristoranti locali che hanno conservato le bottiglie di questo periodo dal loro rilascio.

Storicamente, la produzione di vino di Alentejo è stata per lo più di piccole dimensioni, per il consumo locale o familiare. Solo una manciata di grandi produttori esisteva nel 19° e 20° secolo: Mouchão, Zapata Chaves, Carmo (ora Dona Maria), e José de Sousa. Di queste cantine iconiche, solo José de Sousa ha continuato con i Talhas fino al 21 ° secolo. Per arrivare così lontano è una storia di morte e risurrezione.

Quando la morte ha portato il cambiamento dinastico nel 1970, la produzione di Talha è stata ereditata da una generazione più giovane senza alcuna esperienza di questa tecnologia. Dando in mano la produzione a questi viticoltori moderni, ben intenzionati ma ugualmente incompetenti, ha risultato in vini inconsistenti e talvolta imbevibili. La produzione ha continuato in una spirale verso il basso. La morte improvvisa è arrivata quando tre operai sono morti durante l’annata del 1984 ed è conseguita la vendita della cantina.

La resurrezione è avvenuta quando José Mariada Fonseca ha acquistato José de Sousa nel 1985. Dopo aver preso possesso, ben presto si resero conto che la vecchia cantina sotterranea, fredda e buia, era in uno stato disastroso: la sua capacità originale di 120 Talha era ridotta a soli 20 giare, e tutto lo stock di del vino vecchio in magazzino era stato venduto.

Un membro del team di negoziazione originale di Fonseca era il capo enologo Domingos Soares Franco (della scuola Davis). Aveva un profondo rispetto per la sua produzione Talha, con I suoi vini vecchi e vecchie-viti, vigneti con predominanza di uve Grand-Noir. Se Franco non fosse stato il presidente oltre a membro della famiglia Fonseca, non vi è alcun modo che la vecchia fatiscente cantina sarebbe potuto essere riportata al suo antico splendore.

Il problema più grande era che l’industria di produzione dei Talha dell’Alentejo, un tempo fiorente era morto nel lontano 1920 e quindi nuove sostituzioni non erano semplicemente possibili. Imperterrito, Franco e la sua squadra si sono impegnati alla pulizia e il ripristino del numero più alto possibile dei Talha sopravvissuti. Dopo aver cercato in lungo e in largo per le sostituzioni – negozi di antiquariato, garden center, e così via, hanno accumulato circa 120 Talhas. Tutte sono state prodotte tra il 1819 e il 1908, variavano in capienza da 700 litri a 2.000 litri, e sono stati marcati da maestri artigiani di S Pedro do Corval (tra Reguengos e Monsaraz), Campo Maior, e Vidigueira.

Altrettanto importante è stato il ripristino del capitale intellettuale perduto. Un maestro cantina dal periodo d’oro dell’adega, da lungo tempo in pensione, è stato trovato e portato in squadra. La sua conoscenza di prima mano si è rivelata determinante nel mettere insieme entrambe le pratiche comuni e straordinarie del pre-1960. È importante sottolineare che una libreria di oltre 100 vini vecchi risalendo al 1940 è stata ricomposta attraverso aste e scambiando nuovo per il vecchio con i ristoranti. Franco non volava più alla cieca ora.

Le prime annate sono state effettuate per tentativi ed errori, con la produzione finalmente di nuovo in pista nel 1988, e gli anni successivi sono stati dedicati a comprendere la tecnologia. Una delle prime lezioni imparate è che i Talhas esigono grande rispetto.

Nei primi tempi, non era insolito aprire le porte della cantina la mattina per scoprire che durante la notte l’accumulo di CO2 aveva trasformato i Talhas in bombe potenzialmente letali. Enormi schegge di argilla dello spessore di 5 cm sono state gettate fino a 10metri di distanza. Dopo la rottura di diversi Talhas questo costoso pericoloso problema è stato eliminato eseguendo la rottura dei tappi di mosto, con follature effettuate successivamente nella notte.

Hanno inoltre scoperto uno dei vantaggi chiave dei Talhas su i qvevri seppelliti sotto terra: Si è scoperto che la decorazione in sollievo simile a una corda intorno al collo di ogni Talha ha un ruolo importante nel controllo del suo proprio sistema di scambio termico. Versando l’acqua, da sopra si separa in rivoli che si distribuiscano uniformemente sulla pancia del Talha durante la fermentazione. Ulteriore assorbimento è aiutato dalla superficie volutamente grezzo e incompiuto della giara.

Mentre le temperature di fermentazione possono salire fino a 40 ° C, bagnando regolarmente questi possono essere abbassate notevolmente, a 18-20 ° C –Ben sotto a ciò che è necessario per la produzione del vino rosso. Nel corso del tempo, la squadra di Franco hanno imparato a perfezionare il processo per le esigenze di ogni annata. Oltre a questo, il sistema aiuta a mantenere stabile la fase di maturazione del vino all’interno della cantina durante i picchi di caldo estivi.

Tutto questo richiamerebbe il bisogno di uno studio scientifico mettendo a confronto i Talhas contro i sistemi di raffreddamento elettrici, delle enormi vasche di acciaio inox. Le scommesse su chi vince?

Pagina precedente: Talhas a José de Sousa, giocando un ruolo fondamentale nella loro rinascita. A sinistra: Prof. Arlindo Ruivo, un esperto di tradizioni Talha, nella sua cantina del 17 ° secolo.

Mettendo insieme i pezzi

Un altro aspetto interessante dei Talhas è il loro sistema di filtrazione naturale per gravità. Dopo la fermentazione, la gravità tira i semi al fondo, le fecce si depositano in cima, con un nuovo strato di steli e bucce. Anche se i primi 20 litri di vino spillati da sotto sono torbe, i restanti 1.000 + litri si scaricano in modo trasparente. Dopo il rimontaggio in cima dei primi 20 litri, anche questi in fine filtrano in modo pulito.

Fare grandi quantità di vino a José de Sousa si differenzia dalla produzione Talha più piccola. La “Adega” (azienda) ha due “lagares” (vasche) di pietra massiccia per il pestaggio a piede dell’uva, questi scaricano direttamente nelle Talhas a livello sotterraneo. Questo è normalmente una tecnologia portoghese settentrionale, ma anche i produttori grandi summenzionati avevano una configurazione simile, talvolta in marmo o granito.

I Lagares funzionano in diversi modi, offrendo più opzioni di vinificazione. Le uve, sia a ciocca o intere o diraspate, vengono calpestate a piedi al fine di garantire l’estrazione morbida dei tannini e una delicata frantumazione. La frantumazione completa è essenziale nei Talhas per evitare la macerazione carbonica e ridurre l’accumulo di CO2. Qualsiasi cosa che va nel lagares può finire dentro il Talha, consentendo più controllo e precisione nella gestione del tannino. Inoltre, i lagares sono impiegati per la macerazione pre-fermentativa a freddo. Possono anche essere utilizzati per avviare la fermentazione o eseguire una fermentazione completa. In seguito tutto viene spostato dentro i Talhas.

Franco ha provato tutte quante queste possibilità e mi ha offerto tre vini sperimentali da degustare alla cieca. Ciascuno è stato ottenuto da uve “Grand Noir” (un incrocio di Aramond Noir e Petit Bouschet), ma ogniuno fermenta in modo diverso. Il primo (pigiato a piede poi fermentato nel Talha) si presenta: morbido, frutta secca salata, aromi e sapori di funghi, con un tocco di spezie. Completo, ben omogeneo, e continuo in bocca, strutturato con tannini fermi e puliti. Il secondo vino è stato primo fermentato in Lagar e poi trasferito in Talhas. Ha offerto aromi floreali molto ampi con forti note di foglia/stelo. Più rotondo e di consistenza più consolidata e a sorpresa, i suoi tannini erano molto più morbidi. Il terzo, un controllo, fermentato in una moderna vasca di acciaio inossidabile, aveva aromi del cioccolato/moka e note floreali pepate, con gli aromi a metà strada in confronto tra gli altri. Molto meno omogeneo, aveva acidi e tannini più nitidi.

Un oggetto interessante della tecnologia ereditata dall’immobile originale era una vecchia scatola di legno per la diraspatura. L’enologo in pensione ha raccontato che, dopo la separazione dei raspi questi venivano schiacciati a parte e il succo risultante veniva fermentato a parte in un Talha di 60 litri per concentrare i tannini. In seguito era aggiunto ai vasi più grandi dopo la fermentazione per regolare i tannini-una forma antica, più naturale della pratica dell’aggiunta di tannini in polvere usato oggi. Franco è certo che questa tecnica è stata utilizzata nei rossi leggendari degli anni 1940-’60.

Grazie a questi strumenti, Franco ha lavorato costantemente per ricreare gli stili di vino sopravvissuti di José de Sousa dal 1940-’60. Dalle discussioni con il vecchio maestro cantina, questi vini sembrano essere state prodotte in lagares e Talhas in tandem, probabilmente a seguito fermentati in cemento e/o maturati in grandi botti di castagno. All’inizio, in mancanza di botti di castagno di grandi dimensioni, Franco ha utilizzato le piccole barriques di rovere francese. Egli ora sospetta che il castagno è l’ingrediente mancante.

Oltre ai Talhas, un altro fattore importante nel replicare i vecchi vini di José de Sousa erano i vitigni. Guardando il suo vigneto più vecchio e misto, è diventato chiaro che il predominio di Gran Noir è stato intenzionale, con le sue caratteristiche di cioccolato scuro, fichi e frutta secca tipiche delle migliori annate di José de Sousa. Nel corso del tempo, i nuovi impianti hanno costantemente aumentato la sua proporzione rispetto agli altri vitigni della miscela, Trincadeira e Aragonez.

Dopo 30 anni, Domingos Soares Franco sta cominciando a sentirsi finalmente arrivato a mettere gli ultimi pezzi del puzzle che ha prodotto le migliori annate di José de Sousa.

La rinascita di Talha

Alcuni anni fa, i Talhas vacillavano sull’orlo dell’estinzione. Per fortuna, c’è stata una rinascita significativa, e il futuro sembra molto più luminoso. Mentre l’aumento di stili internazionali e la globalizzazione avevano spinto molti produttori Talha al fallimento, il recente aumento di vino “naturale” ha aperto nuove porte. La cultura del vino in generale è ora più tollerante, più aperta.

Responsabile del reparto di certificazione del CVR di Alentejo, Luis Amorim, commenta “Il vino Talha tradizionale è stato fatto per bere prima dell’estate. Non c’erano soldi per comprare il biossido di zolfo, quindi con il caldo il vino diventava aceto. La vinificazione senza zolfo è fondamentale per la tradizione “.

Questo approccio è in sintonia con l’ascesa di enoteche naturali nei paesi di lingua inglese, dove il vino viene servito al bicchiere pompata a mano da piccoli botti di acciaio inossidabile freschi dalle aziende. Siccome il vino Talha ha bisogno di temperature di cantina più fredde e di essere bevuto giovane, la logica dei tascas locali ha improvvisamente più senso-che è abbastanza ironico, considerando che sono stati loro a inventare il concetto in primo luogo!

A sinistra: I bellissimi distese di vigneti di Alentejo ospitano diverse varietà autoctone. A destra: la nuova rilevanza della pratica Talhas ora dà loro maggior valore simbolico.

Forse lo sviluppo più importante è stato la designazione ufficiale DOC nel 2010 per il vino fatto in Talha. La Lobbying per questo ha avuto inizio con un primo nucleo di 15 produttori alleati da “Friar” con la sottomarca di “Vitifrades”. Ora il movimento si è allargato estendendosi fino ai bordi lontani ai confini dell’Alentejo con otto regioni ufficiali di DOC Talha: Portalegre, Borba, Evora, Redondo, Vidigueira, Granja / Amareleja, Emora, e Reguengos. Il numero di vini DOC è raddoppiato nel corso del 2013-14. Luis Pedro Amorim ora passa “due giorni di degustazione scientifica per la certificazione dei vini Talha, dove prima ci volevano solo un paio di ore.”

Il presidente di Alentejo CVR, Dora Simoes, spiega: “La stragrande maggioranza dei vini Talha sono realizzati da produttori indipendenti e non sono ampiamente distribuiti. La certificazione Talha è abbastanza nuova nella regione e molti piccoli produttori anche se vinificano in Talha rispettando tutte le norme, alla fine della linea di produzione, non inviano il loro vino da certificare semplicemente perché vendono quasi tutto a livello locale e molte volte sfuso” secondo Simoes “Ci dobbiamo concentrare sul mantenimento della tradizione Talha a livello locale e a fare in modo che i produttori lo mantengono come parte della storia della regione seguendo le tradizionali tecniche di vinificazione in Talha”.

Il nocciolo della questione è che i vini Talha sono stati creati per essere bevuto freschi in una tasca locale con cibo locale. L’imbottigliamento è un ripensamento moderno. Bisogna che la gente si sposti dai vini Talha per apprezzare le loro qualità essenziali, piuttosto che il contrario.

Tutto sommato, c è stato un risorgimento di orgoglio per i Talhas su molti livelli. Il villaggio di Cabeção, per esempio, ora ha 200 famiglie che producano vino in Talhas. Il gruppo Vitifrades ospita una competizione locale a Vila de Frades in Vidigueira durante il suo Festival annuale di Talha Wine ai primi di dicembre. Altri villaggi stanno ora organizzando eventi simili per vedere chi fa il miglior vino di ogni annata.

 

I Talhas non sono più visti come qualcosa di vergognoso di stile vecchio da nascondere. Stanno diventando “hip” (di moda) da come sono divertenti. I Nonni sono intrepidamente sostenuti dai loro nipoti e intere famiglie fanno di nuovo il vino insieme.

L’onda successiva

Giù nell’angolo sud-est di Alentejo, vicino al confine spagnolo, mi sono incontrato con un gruppo locale di viticoltori Talha professionisti in Amarelaja. Abbiamo assaggiato insieme in una “tasca” di nuova apertura, l’Adega do Piteira, seduto in mezzo a una mezza dozzina di Talhas pronti per la prossima vendemmia. I vini che ho assaggiato da “Cooperative de Granja- Amareleja” e i propri vini DOC no-zolfo Talha di Piteira erano piuttosto brillanti. Come ha giustamente osservato il professore in pensione Virgilio Loureiro “i giorni passati di produzione dilettante di Talha di alta VA e ossidazione sono finiti.”

Come nel centro di Alentejo, la tradizione Talha qui è di usare le uve bianche: Il Rouperio, apprezzato per i suoi aromi particolari mielati (che i locali chiamano “note tostate”); un antico vitigno, Perrum (che conferisce struttura, tannini e acidità); e Rabo de Ovelha, per la quantità.

Ho notato che i vini qvevri georgiani erano anche loro per lo più bianchi, e Loureiro mi ha offerto una teoria interessante sul perché. La sua ricerca indica che i monaci cistercensi medievali avevano diritti esclusivi per il vino “tinto”. Questo era fatto con l’aggiunta ai bianchi, di vino rosso scuro appositamente macerato per ottenere il colore sangue per utilizzare durante il sacramento, da cui il termine iberico per il vino rosso, tinto/tinta. A nessuno era permesso di bere vini rossi, che erano chiamati vini neri e considerati appartenenti al diavolo. L’unica scelta sicura per la gente comune era di fare e bere vino bianco. Curiosamente, mi è stato detto in Georgia un paese della cultura profondamente cristiana, che anche lì il vino rosso si chiama tradizionalmente “vino nero”.

Passando all’angolo nord-est di Alentejo, enologo Rui Reguinga di Terrenus è un buon esempio di come un viticoltore convenzionale si converte a produttore di Talha. Con un’annata Talha già fatta, egli è convinto che i Talhas permettano di sentire più chiaramente la forza e la purezza di un vino: “Si trova più mineralità e freschezza. È possibile sentire le uve così come sono. Si sente il verde se acerba, che mi piace, perché non sono temperati dai barili. Mette più in evidenza il territorio e la stagione”. Un campione fedele della regione più fredda di Portalegre, continua “Fino al 1970, la maggior parte del vino era fatta in Talhas. “Lui piange il forte calo della produzione da allora. In precedenza intorno a 400 ha, è ora solo 46 ha.

Tornando a Vidigueira, La cantina ultra-moderno di Heredad do Rocim è avvolto all’interno di una bellissima architettura minimalista. Nascosto dietro di questo, è l’adega originale della famiglia, dove una nuova generazione sta ripristinando la tradizione di Rocim di vinificazione in Talha.

Pedro Pegas, viticoltore di Rocim, ottiene questo vino dal vecchio vigneto della “quinta” di uve miste. Il vigneto è stato trapiantato 60 anni fa ricreando il suo precedente mix: Aragonez 50%, 30% Trincadeira, Moreto 10%, e Tinta Grossa 10% per i rossi; Antão Vaz 40%, 20% Perrum, Rabo de Ovelha 20%, e Manteudo 20% per i bianchi. Originario di Vidigueira, Pegas ha imparato l’arte della Talha dal suo vecchio padre 80enne, che produceva vino per vendere a livello locale. Entrambi ricordano che i vini Talha del vecchio Rocim erano molto rispettati in tutta la regione.

Sia i rossi che i bianci sono senza l’aggiunta di solfiti, realizzati con grappoli interi, con raspi e bucce lasciate a fermentare e macerare per due mesi. I vini sono imbottigliati per il giorno di San Martino, e quando li ho assaggiati otto mesi più tardi, erano eleganti, puri, e di aspetto straordinariamente moderno. Strizzando l’occhio ironicamente, Pedro ha detto che “tradizionalmente c’era una maggiore variabilità nel modo in cui i tannini erano gestiti, regolando il contatto con le bucce.” Ahimè, perchè le vigenti normative DOC richiedono prove fotografiche delle uve in Talha in alcune date, questo non è più possibile.

Talhas, la nostra tecnologia più recente

Accanto alle pratiche enologiche moderne, i vini prodotti in terracotta dimostrano chiaramente che l’antica tecnologia non è primitiva; è semplicemente diversa. Come tale, questa vecchia tecnologia diventa per assurdo la più recente e merita una maggiore comprensione scientifica dei suoi processi di trasformazione, e una seria esplorazione di dove può portare il vino. Ci può portare in avanti attraverso il passato.

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