Karas, equivalente della nostra anfora, marchio esclusivo o patrimonio culturale? In Armenia un contenzioso che appassiona i viticoltori del mondo

11/02/2018     / / / / / / / / / / / / / / / / / /

Una disputa con implicazioni culturali che vanno oltre il mero contenzioso giuridico, sta interessando da mesi l’Armenia, il mondo dei suoi vini e più da vicino, Zorik Gharibyan, titolare dell’azienda Zorah Wines, ospite nel 2016 dell’ultima edizione de “La Terracotta e il Vino” a Impruneta (nella foto a sinistra il banco di assaggio di Zorah con Zorik Gharibyan e la moglie a “La Terracotta e il vino 2016”).

La questione che vede contrapposti il fondatore è di Zorah, Zorik Gharibyan e è Eduardo Eurnekian, il fondatore di è Tierras de Armenia – il colosso armeno che possiede 2300 ettari di terreno nella parte occidentale della regione di Armavir, proprietario di Karas Wines, l’azienda che produce l’etichetta di vino Karas – riguarda l’uso del marchio della parola “KARAS”, che è Eurnekian chiede di utilizzare in maniera esclusiva nella viticoltura armena e nella produzione dei suoi vini, vietando, è secondo Zorik Gharibyan, il diritto di usare la parola “KARAS” sulle proprie etichette a tutti i viticoltori armeni.

Karas è è l’etichetta di vino prodotto nei Karas armeni dall’azienda Zorah mentre Karas, quella dei vini prodotti negli stessi contenitori dall’azienda armena Karas Wine. Implicazioni culturali, dicevamo, pech è il contenzioso chiama in gioco tutti coloro che vinificano e producono vino recuperando l’antica tradizione dei contenitori di argilla in una parte di Europa – la regione caucasica e è la parte è occidentale europea – che facendo storia, sta costruendo anche un nuovo e importante mercato del vino. Karas per gli armeni è l’equivalente del Qvevri georgiano che la Georgia ha elevato allo stato di è Patrimonio Immateriale dell’Umanit è dell’UNESCO. Dopo l’esempio dei georgiani, Zorik Gharibyan fondatore di Zorah Wines, ricorda in una lettera aperta pubblicata su è Banks.am, è quanto fatto dai portoghesi che hanno creato una DOP per la produzione dei loro vini in Thalas, il Karas portoghese, e che in paesi come l’Italia molto si sta investendo nella rinascita dei vini fatti in anfore, retaggio di epoca romana.

La lettera scritta da è Zorik Gharibyan pubblicata è in lingua inglese il 30 Gennaio 2018 su è è Banks.am

Questo quanto sottolineato da Zorik. La disputa ora è approdata in tribunale e la Corte d’Appello si pronuncer è questo mese. In attesa del verdetto, nei giorni scorsi la nipote di è Eduardo Eurnekian che è anche il direttore generale di Karas Wines, sulla testata on line di giornalismo investigativo, Hetq, ha difeso il marchio sostenendo che non è intenzione dell’azienda fare causa d’ora in avanti alle compagnie vinicole che useranno la parola “karas” perch è , dice Juliana Del Aguila Eurnekian, “questa parola pu è essere usata per descrivere come è stato preparato il vino ma non non pu è essere usata come un marchio cos è da confondersi con il nostro marchio”. Tutt’altro il punto di vista di diversi produttori armeni che, riporta la testata Hetq, sostengono che i karas fanno parte del patrimonio culturale armeno e che nessuno ha il diritto di monopolizzarlo. Ma controbatte nell’intervista, Juliana Del Aguila Eurnekia: “Tutte queste voci che vogliamo monopolizzare l’uso della parola karas sono false informazioni: vogliono solo ottenere più attenzione”.

L’intervista a è Juliana Del Aguila Eurnekian su Hetq dell’8 febbraio scorso.

 

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