Terracotta e Vino 2016, gli Atti del Convegno: i risultati delle indagini analitiche; antiche metodologie per un nuovo futuro; verso una rete di musei

21/02/2017     / / / / / / / / / / / /

artenova-89Gli Atti del Convegno “La Terracotta e il Vino 2016” sono pubblicati per una lettura più approfondita di dati, valori e risultati delle indagini di cui sono stati resi noti per la prima volta gli esiti proprio in occasione della II edizione della Convention internazionale. Il Convegno che si è tenuto alla fornace Agresti a Impruneta il 19 e 20 Novembre 2016, ha riguardato in particolare quattro temi:

  • – I risultati di un’indagine dei metalli sui vini fermentati in terracotta
  • – I risultati preliminari (l’indagine è ancora in corso) sulle caratteristiche conferite al vino attraverso il processo di fermentazione e affinamento in giare di terracotta di Impruneta.
  • – Le nuove tecnologie che si ispirano alle antiche tradizioni georgiane e portoghesi
  • – L’anfora di Empoli raccontata dal Museo Archeologico di Montelupo
impruneta-221. “Metalli e vino in anfora: indagini analitiche e stato dell’arte”: i risultati

a cura di Francesco Bartoletti e Adriano Zago, Enologi

Nel corso della vendemmia 2015 gli enologi Francesco Bartoletti e Adriano Zago, entrambi consulenti tecnici della fornace Artenova, hanno realizzato un’approfondita indagine sui metalli nei vini fermentati in terracotta proveniente dalla Spagna, dalla Georgia e da Impruneta. A conclusione dell’indagine che ha coinvolto sei aziende vitivinicole italiane che collaborano con Artenova, si può affermare che l’unico metallo che in alcuni casi ha fatto rilevare un certo incremento è stato l’alluminio, in modo rilevante in alcune Tinajas Spagnole. Tutti gli altri metalli non hanno mai raggiunto livelli di guardia. Lo studio è stato fatto partendo dall’analisi del mosto prima che entrasse nelle anfore per la fermentazione: questo per capire fin dall’inizio quale fosse la dotazione naturale di metalli della materia prima.

15134655_10209941496367275_4276840881116403955_n2.Influenza della fermentazione e dell’affinamento in giara sulle caratteristiche del vino

a cura di Luciano Lepri, Tania Martellini e Alessandra Cincinelli, Università di Firenze, Dipartimento di Chimica

Durante la convention “La Terracotta e il Vino” sono stati presentati i primi risultati sulla ricerca condotta dal Dipartimento di Chimica “Ugo Schiff” dell’Università degli Studi di Firenze in collaborazione con la fornace del cotto Artenova (Impruneta). I processi di fermentazione alcolica, affinamento e conservazione influiscono in maniera critica sui parametri chimico-fisici ed organolettici che caratterizzano il vino e sono strettamente dipendenti dal tipo di contenitore nel quale avvengono tali processi. La ricerca non ha fatto altro che caratterizzare il vino mediante la determinazione di macroparametri chimici e chimico-fisici (acidità totale, pH grado alcoolico, zuccheri) e l’analisi di specifici componenti volatili, che conferiscono gli aromi al vino.

In questa prima fase della ricerca è stata caratterizzata la composizione minerale dell’argilla e sono state preparate da Artenova quattro anfore, due cotte alla temperatura di 1050 °C  per 70 ore, e due alla temperatura di 900 °C per 78 ore, al fine di valutare l’influenza di questi due parametri sulla porosità della terracotta. Le prime misure chimico-fisiche sulla porosità hanno evidenziato che le anfore cotte a temperatura minore mostrano un maggiore percentuale di assorbimento di acqua (circa il 18%) rispetto alle altre. Queste misure saranno ripetute su porzioni analoghe di anfora prelevate dopo la fermentazione e l’affinamento del vino.
La ricerca, inoltre, prevedeva di fermentare e affinare, contemporaneamente, uve di Sangiovese e Cabernet Franc nelle due diverse tipologie di anfora e su tradizionali contenitori in acciaio, presso il Castello del Trebbio.
Alla fine della fase di fermentazione, il profilo aromatico e la composizione minerale del vino non hanno mostrato particolari differenze tra il vino fermentato nelle anfore e quello in acciaio.  Ovviamente si tratta solo della fase di fermentazione alcolica del vino, vedremo nel corso del tempo le differenze più sostanziali che riguarderanno il periodo di affinamento. In particolare, questi risultati preliminari hanno indicato che nella fase di fermentazione entrambi i tipi di anfora mostrano una possibile cessione di piccole quantità di alluminio, costituente principale della terra di partenza come silicato.

15107278_1151691038212848_2430516034537238735_n3. “L’argilla è qui per sempre: le nuove tecnologie che si ispirano alle antiche tradizioni georgiane e portoghesi”

a cura di Paul White, Oxford University

Nuove tecnologie e  antiche tradizioni: ne ha parlato a “La Terracotta e il vino 2016” Paul White, professore della Oxford University e giornalista di The World of Fine Wine, partendo dal parallelismo tra quello che è successo nel genere della musica classica negli anni ’70 e ’80 e la rivoluzione che la terracotta sta portando nel mondo del vino. Così come la musica classica a un certo punto della sua storia ha riscoperto il proprio “terroir” musicale, così oggi, ha detto Paul White, la fermentazione in terracotta rappresenta la nostra tecnologia più moderna.

White ha sottolineato come la fermentazione in barriques sia un fenomeno che stia passando di moda mentre ha parlato più volte della vinificazine in terracotta come della “nostra tecnologia più moderna”. Ha raccontato della cultura dei Talhas in Portogallo, le giare che al pari dei qvevri georgiani, con una storia ugualmente millenaria, vengono ancora utilizzate per la vinificazione in qualche sperduto villaggio del Sud e dietro alle quali c’è ora un rinnovato interesse da parte dei produttori portoghesi per rilanciare la tradizione. Interessanti anche le differenze evidenziate da Paul White tra qvevri e talha.

Qui la nostra intervista esclusiva ad alcuni produttori di Alentejo in Portogallo pubblicata sul sito dell’Associazione “La terracotta e il vino” 

15109413_1151527804895838_1793770796850889105_n4. Parlando dell’Anfora di Empoli. Sulla costituzione di una Rete di Musei per divulgare “la terracotta e il vino”.

a cura di Ilaria Alfani e Marzio Cresci, Museo Archeologico di Montelupo Fiorentino

Un discorso a parte lo hanno riservato Ilaria Alfani e il direttore del Museo Archeologico di Montelupo, Marzio Cresci, all’anfora di Empoli. Testimonianza di un territorio a vocazione vinicola, è grazie all’anfora utilizzata per il trasporto e lo stoccaggio del vino, se l’antica Tuscia, tra il IV e il V sec. D.C., ha sviluppato un’economia di rilancio in un’epoca di crisi. Con il direttore del Museo Archeologico di Montelupo, Marzio Cresci, si è parlato anche di musei e dell’opportunità di fare rete per divulgare l’antica pratica delle vinificazione in contenitori di terracotta.

Newsltter fbbraio 2017 immagineLeggi IL PDF degli Atti del Convegno 2016 nella sezione “Atti Convegno Terracotta e Vino” sul sito web di Artenova. Agli Atti del Convegno 2016 è dedicata anche la Newsletter di Febbraio 2017 di Artenova.

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